Luca Maria Moneta atleta professionista, 52 anni

Ci andai solo per conoscerlo. Io credo che sia importante lavorare sulla propria salute e sul proprio benessere proprio nel momento in cui si sta bene. Sono un estimatore del metodo giapponese che vede pagare i medici quando mantengono in salute i loro pazienti. Questo è il vero senso della prevenzione.

Lei è uno tra più forti e importanti cavalieri professionisti italiani e istruttore di terzo livello. Quale fu il primo motivo che la portò a consultare il dottor Picotti?

Lo conosco da meno di un anno. Abbiamo un’amica in comune che mi ha parlato bene di lui. E siccome lei è una ragazza solare ed empatica, mi ha messo in contatto con lui e io sono andato a Verona a trovarlo. E non ci andai per un problema in particolare, anche se la coincidenza volle che in quel momento avessi anche un po’ di mal di schiena, ma ci andai solo per conoscerlo. Io credo che sia importante lavorare sulla propria salute e sul proprio benessere proprio nel momento in cui si sta bene. Così si fa la vera prevenzione.

Questo è un aspetto importante della sua filosofia. Un altro aspetto importante è quello emozionale che emerge tra la relazione tra medico e paziente.

Sì, me ne sono accorto, e devo dire che io ho un atteggiamento molto simile coi miei cavalli. Ho cavalli particolari, a volte difficili, coi quali può essere delicato trattare.

Sta dicendo che la relazione che Pietro instaura col paziente è simile alla relazione che lei instaura col suo cavallo?

Sì, ricalca il rapporto che instauro come addestratore con il mio cavallo ma anche quello che instauro con il mio allievo. Io insegno anche equitazione. E questa cosa ci ha sopresi molto. Abbiamo potuto vedere quanto due mondi in apparenza così diversi come quelli in cui operiamo, il fatto anche che prima di poco più di un mese fa non ci eravamo nemmeno mai conosciuti, eppure abbiamo scoperto essere così tanto vicini nella nostra visione globale delle cose. Quando si parla di paziente si pensa a una persona che ha una patologia e non a una persona che ha un aspetto fisico, uno mentale, e un insieme di cose uniche che le appartengono. Quel che io faccio coi cavalli, per andare a scoprire tutte queste cose, Pietro lo fa coi suoi pazienti.

Un momento di incontro tra due mestieri diversi che trovano un punto, un denominatore comune. Pietro è uno di quei medici dai quali si può andare anche quando si sta bene?

Assolutamente sì, io sono un estimatore del metodo giapponese che vede pagare i medici quando mantengono in salute i loro pazienti. Questo è il vero senso della prevenzione. Si fanno pagare tutti i mesi fino a quando sei sano e quando ti ammali non devi pagare più. I medici non dovrebbero curare la malattia bensì evitare che questa insorga. E lo dovrebbero fare assieme a te, perché la salute è un lavoro di squadra tra paziente e medico. Pietro mi sta aiutando a individuare nel mio mestiere quelle che sono le mie abitudini posturali che possono essere più efficienti. Non abbiamo un programma ben definito, ma ogni volta che ci incontriamo andiamo avanti. Una sorta di rieducazione posturale e del movimento. Non necessariamente legata alla mia attività. Ottimizzo la biomeccanica dell’atleta poi di conseguenza ne avrò vantaggi nel mio mestiere ma questo percorso va a prescindere.