Dr. Claudio Modena dentista

Andai da Pietro la prima volta nel 2004. Ci andai per un classico colpo della strega, che sicuramente era legato alla cattiva postura e alla cattiva seduta che noi dentisti cronicamente siamo soliti tenere. Noi medici siamo forse i peggiori pazienti, più scettici rispetto a un paziente normale perché abbiamo elementi in più per capire, anche se ci occupiamo di una specialità diversa. La prevenzione? Sarebbe importante diffondere una cultura del movimento, della postura e della prevenzione anche ai bambini più piccoli, perché a star seduto male cominci già nei banchi di scuola.

Da quanti anni è seguito dal dottor Picotti?

Andai da Pietro la prima volta nel 2004. Ci andai per un classico colpo della strega, che sicuramente era legato alla cattiva postura e alla cattiva seduta che noi dentisti cronicamente siamo soliti tenere. Una protrusione L4 L5 fu la diagnosi, Quella volta me la cavai senza tanti problemi, e con un po’ di attività fisica andai avanti qualche anno. Poi, circa due anni fa, ho sentito un po’ di formicolio sullo stinco e sapendo che dipendeva dalla schiena, sono andato a fare una risonanza, e poi con quella mi sono recato da Pietro. Lui mi ha fatto fare un’altra lastra in stazione eretta della colonna, e mi ha detto, bene, hai una schiena malandata e vediamo di conviverci! L’ortopedico mi aveva anticipato che se il mio problema si fosse aggravato avrei dovuto operarmi, ma io di farmi impiantare un fissatore tra le vertebre e otto viti non ne avevo una gran voglia. E così con Pietro ho iniziato questo percorso. Dopo avermi visitato accuratamente dalla testa ai piedi o come dice lui anche dai piedi alla testa, mi ha dapprima indirizzato sotto le mani di Anna per qualche seduta di kinesiterapia fasciale; mi ha fatto un po’ di manipolazioni posturali e poi mi ha mandato da Enrico che dopo avermi fatto una serie di test e prove sulla mia capacità di movimento e di attivazione dei muscoli posturali e dei miei riflessi propriocettivi, mi ha preparato una serie di esercizi da fare a casa. E quando mi applico costantemente per farli sto bene. La mia situazione è cronicizzata e quindi non posso aspettarmi il miracolo. Ed è da quel momento che è nata una fiducia reciproca che ci ha portati a collaborare anche come professionisti.

Com’è l’approccio di un medico quando ha bisogno di essere curato da un altro medico?

Noi medici siamo forse i peggiori pazienti, più scettici rispetto a un paziente normale perché abbiamo elementi in più per capire, anche se ci occupiamo di una specialità diversa. Tuttavia siamo in grado di leggere meglio i sintomi rispetto agli altri. Poi è ovvio che una diagnostica più approfondita può essere richiesta solo dallo specialista. Sicuramente come paziente, un medico ha strumenti in più rispetto a chi non è del mestiere per capire cosa gli sta succedendo, ma questo solo se si ascolta.

Viene data sufficiente importanza alla prevenzione nel mestiere del dentista?

Purtroppo no! Noi clinici perlopiù iniziamo a preoccuparci della schiena quando inizia a farci male. E quando compare il dolore non siamo più nell’ambito della prevenzione. Nel corso di studi manca una parte che riguarda l’ergonomia dei lavori che aiuterebbe a mantenere le posture sane ed evitare lo stress statico, usare movimenti specifici e cercare di evitarne altri. Da diversi anni uso una seduta a sella, e da quando Pietro “mi ha messo sotto” cerco di fare gli esercizi un giorno sì un giorno no, qualche volta li faccio anche tre giorni a fila, mentre a volte se sono stanco, salto anche per cinque giorni però sento subito la differenza. Nonostante la mia mutevole costanza, sento che il percorso che lui ha pensato per me è efficace, e se seguo la sua tabella ne traggo assolutamente dei benefici.

Eseguire gli esercizi correttamente e con costanza è un po’ come mantenere l’igiene dentale, lavarsi i denti regolarmente, fare le visite di controllo ecc., giusto?

Sì, certo. Nel caso delle visite di controllo, però, si tratta già di prevenzione secondaria perché quella primaria la si fa solo diffondendo la cultura della buona postura al lavoro, soprattutto perché svolgiamo perlopiù lavori sedentari.

Il dottor Picotti viene spesso ricordato dai suoi pazienti per aver azzeccato diagnosi anche difficili.  Quanto è importante la giusta diagnosi?

È sicuramente la chiave che dovrebbe avere ogni clinico, indipendentemente dalla sua specialità. Inquadrare bene chi ha davanti, la sua storia e inserire in questa visione la malattia o comunque il disturbo senza fermarsi a guardare l’albero ma guardando anche il bosco. La diagnosi è essenziale e deve essere uguale per tutti, poi l’approccio terapeutico può essere diverso. Se hai un paziente collaborante, per esempio, puoi scegliere percorsi terapeutici meno aggressivi e più lunghi; quello che invece ha fretta, ha bisogno di un approccio più aggressivo. L’ascolto ti serve anche a capire chi hai davanti, e una delle prime cose che i terapeuti valutano sono le resistenze. Quanto è resistente il paziente, se è disposto a mettersi in gioco. Tutti noi clinici dovremmo essere anche un po’ psicologi.

Avete punti in comune nell’approccio?

L’ascolto è importante, e l’approccio è sempre quello di non mettere mai in dubbio i sintomi che il paziente ti racconta. Se ti dice che sente male, significa che lui sente male. Poi può succedere che qualcuno senta dolore dove altri sentono solo fastidio. Ma un medico non deve mai mettere in dubbio le parole del paziente. L’ascolto è importante, così come sono importanti le domande mirate per comprendere la storia del paziente. La branca nella quale opera Pietro è più ampia della mia. A influenzare la postura possono concorrere diversi fattori, dalla salute dei piedi ai traumi, dalle tensioni muscolari monolaterali agli atteggiamenti professionali. Basta pensare a quanti lavori asimmetrici esistono a partire dal violinista alla stiratrice della tintoria, dall’allenatore di tennis al boscaiolo che usa l’accetta solo col braccio destro. Sono tanti i mestieri e le professioni che possono influenzare la postura. E questa può essere influenzata anche dall’atteggiamento psichico: pensiamo al depresso, per esempio, che tende a essere chiuso, ingobbito, con la testa insaccata tra le spalle, con una postura retraente perché ha paura di mettersi in comunicazione col resto del mondo. La capacità di inquadrare il paziente è fondamentale e serve di più nella specialità di Pietro, ma è utile anche nella mia, perché per avere un paziente disposto a collaborare, devi essere in grado di tendergli una mano. E se si aspetta il miracolo va riportato a miti consigli, perché i miracoli li lasciamo a quello del piano di sopra.

Sarebbe corretto investire nell’igiene posturale per imparare ad esempio quali sono i movimenti adatti per contrastare il danno causato dalle ore passate in una posizione scorretta nello svolgimento del proprio mestiere?

Assolutamente sì! Questo fa parte di un corretto stile di vita. Sarebbe importante diffondere una cultura del movimento, della postura e della prevenzione anche ai bambini più piccoli, perché a star seduto male cominci già nei banchi di scuola. Prevenire costa molto meno che curare e farebbe  risparmiare soldi alla sanità pubblica. Se non stiamo attenti al nostro stile di vita e continuiamo a maltrattare il nostro corpo, lui ci abbandona e ci riporta all’improvviso coi piedi per terra. Anche la salute dei denti, che cambia in maniera drammatica in base all’alimentazione, è legata allo stile di vita. Dico sempre che certe conferenze tra professionisti andrebbero fatte in un teatro, con la gente ad ascoltare. Perché quel che noi professionisti scopriamo alle conferenze, poi non sappiamo come divulgarlo, ma si tratta di informazioni che tutti dovrebbero avere. Organizzare eventi pubblici potrebbe essere un’ottima idea per aumentare la cultura della prevenzione e raccontare alle persone cosa fare per salvare la propria schiena al lavoro o i denti dei propri figli. E rivolgendosi in plenaria a tutti, si potrebbe usare un linguaggio comprensibile con esempi figurati e di facile presa.